Comune di Castri di Lecce


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Cenni Storici

Vivere a Castri

Toponomastica

Il toponimo deriva dal latino castrum (rocca, fortezza). Dopo essersi chiamato Castri per la presenza di due "castri", il paese assunse nel 1891 il nome di Castrì. Successivamente il nome venne nuovamente modificato dall'amministrazione locale nell'attuale dizione di Castri di Lecce, che è il nome ufficiale del comune. Malgrado ciò il paese continua a essere conosciuto come Castrì, dizione riportata peraltro nei cartelli stradali.

Secondo il Vocabolario Greco-Salentino di Paolo Stomeo (Centro Studi Salentini, Lecce 1992):

(castrì), neutro, barbarismo, "piccolo castello, fortino" Castrì, comune a sud-est di Lecce. Uguali toponimi esistono in Grecia. Plurale: Ta castrìa = i castelli. Così i grichi di Calimera chiamano il comune di Castrì, perché vi sono in realtà due castelli in due distinti siti. »


Il barbarismo di cui parla il dizionario è la forma tipica della lingua grika, che originariamente coinvolgeva gran parte del Salento, per denominare i luoghi (presenza dell'accento sulla vocale finale). L'accentazione sull'ultima vocale è altresì presente in numerosi toponimi usati per designare territori agricoli della zona.


Castri di Lecce (Cenni storici)

Priva di fonti documentarie che non siano le Visite pastorali ed il Catasto conciario, che va ricomposto tra i due casali
(Castriguarino e Castrifrancone), ricongiuntisi alla fine del secolo scorso (delibera consiliare del 12.11.1891), la storia di Castri sembrerebbe apparentemente moderna; mentre non lo è se il De Giorni la ricordava per il suo favoloso paesaggio agrario distinto dai menhir.
Oggi dalle vecchi "chisure" dotate di pozzo, palmento e magliaro, rimane solo quest'ultimo e spesso in campi incolti.
Nomi di contrade, chiese, cappelle, particolari architettonici strappati alla distruzione, persistenze di tradizioni e segni di novità arricchiscono la storia di questo centro a sud-est di Lecce.
La sua superficie di circa 1222 ettari si estende nella piana della Serra di Galugnano, fatta di terreno calcare-argilloso, con acque sorgive nella zona di "Canale lengu" verso nord-est, proprio dove si sono rintracciate
tombe con suppellettili come fanno ipotizzare prime forme insediatiave.
Tra i fatti storici più attendibili il Fascarini resistra tra il 1190 e il 1262 l'appartenenza di Castri alla Mensa Vescovile, che poi cede Frantone a Olivi De Lettere e Guerino ai Buonsecolo. Per diverse vicende di successione e di fortuna
delle due famigli Frantone nel 1353 passa daai De Lettere, di famiglia leccese, ad Andrea Frantone, la cui famigliari origine napoletana si legherà ad altre della nobiltà leccese come i Dell'Acaia, i Valentini, i Grimaldi, i Mattei e i Cicala. La frazione di Guarino giunge a Pasquale per dote nel 1302 e nel 1709 passa ad Andrea Vernazza, di famiglia oriunda genovese ma trasferitasi a Napoli.
La storia religiosa di Castri registra inizialmente la presenza di un'unica chiesa Matrice, quella della Visitazione secondo menzione nella visita pastorale di
Mons. De Capua del 1552. Alla fine del 500, pure Castrifrancone ha la sua parrocchia con il titolo di S. Vito, che pur essendo Matrice, tarderà ad avere un proprio parroco. C'erano, infatti "due parrocchie distinte con due chiese matrici, aventi ciascuna l'eucarestia ed il proprio fonte battesimale, ma affidate ambedue ad un solo Parroco" Già dal 1624 un solo arciprete non poteva bastare e si iniziarono le pratiche per dividere le due comunità divisione che di fatto avvenne il 3 febbraio 1722, quando il vescovo di Otranto emanava la bolla di divisione delle due parrocchie.
Alla fine dell'Ottocento il processo di rimodernamento dato all'unificazione dei due casali, richiese subito una nuova sede municipale, scelta al centro del raccordo tra le due aggregazioni e che già tra gli anni 1890-1894 sacrifica quelle abitazioni basse e a schiera per la prima costruzione e continuo poi nel 1964, 1971, 1979 e 1984 per far posto ai successivi ampliamenti del palazzo.
Al 1886 risale la costruzione del cimitero intorno alla chiesa della Madonna delle Grazie. Poi si sono via via sistemate le strade interne e quelle di collegamento con i centri limitrofi, abbattendo vecchie costruzioni e recu
perando nuove aree edilizie all'interno del centro storico, oggi fortunatamente ancora segnato da emergenze barocche.



L'Economia di Ieri e di Oggi

Sempre la civiltà di Castri e dei dintorni si è connotata per aver attinto dalle risorse della natura, e dalle cose più semplici. Seguendo un modello tipicamente bucolico, sino a pochi lustri addietro, la principale attività lavorativa era costituita dalla lavorazione dei campi e dall'allevamento del bestiame, in genere. Era assai diffuso, sino a pochi decenni addietro, a riprova di quanto detto, il mestiere dello "spaccaasche" (vale a dire lo spaccalegna).

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Tale indissolubile unitarietà tra popolazione e territorio si evince assai bene anche dalle coltivazioni di ortaggi presenti in Castri fino ai primi decenni del XX secolo. Ciò era possibile in virtù della irrisoria penetrazione del terreno necessaria per utilizzare le sorgenti d'acqua che risultavano maggiormente diffuse e di più facile accesso che non oggi. Le falde acquifere, infatti giacevano anche appena sotto i 10 metri dal suolo.Nonostante tale preziosa risorsa, il terreno di Castri forniva ostacoli di diversa natura per una buona coltivazione. Basti pensare che per la sua maggior percentuale il terreno presentava, a tutto il XIX secolo una forte presenza di roccia calcarea, la quale si frapponeva all'utilizzo del terreno. Solo alla fine di una incessante opera di dissodamento del terreno le popolazioni locali riuscirono ad eliminare quasi del tutto questo ostacolo. Tale processo ebbe inizio, con probabilità a partire dal XVI secolo e portò nei primi tempi, e sino a tutto il XIX secolo, ad una particolarità consistente nella viticoltura. Infatti, le radici degli alberi, provocavano delle grosse fessure nelle rocce, e per tale motivo le "sacche" di terra si prestavano a tale coltivazione. Per le sue caratteristiche la vite si prestava particolarmente. Vennero così piantati, negli spazi che si creavano degli arbusti di vite che vennero a caratterizzare così tanto il terreno ed il territorio da essere parte integrante dello stemma di Castri; si nota, infatti, attorcigliato ad un albero di ulivo, un tralcio di vite.Il dissodamento del terreno ha influenzato ache diversamente la vecchi società di Castri. Difatti dai massi che venivano fuori dall'opera di dissodamento venivano costruiti i muretti di confine ed a costruire le "pagliare" che rivestono la funzione di luoghi di rifugio per i contadini, o di deposito degli attrezzi usualmente impiegati per la lavorazione del terreno.L'impronta contadino-artigianale è di facile rilevamento anche oggi. L'intero feudo, oltre che quelli limitrofi, sono pressoché esclusivamente, costituiti da oliveti.Tale realtà economico-contadina si manifesta, oltre che le diverse aziende produttrici di olio, anche attraverso la raccolta delle olive, praticata, d'abitudine, anche da chi non svolge tale attività per professione, e si limita alla produzione per il proprio fabbisogno. Tale realtà, è storicamente tangibile attraverso la presenza sul territorio di Castri del cosiddetto "trappiti" che possiamo considerare come l'antenato dell'odierno frantoio. La memoria storia vuole la presenza sul territorio di numerosi "trappisti", dei quali solo alcuni è oggi possibile ammirare. Si veda per tutte il frantoio ipogeo, solo di recente tornato alla luce.Accanto alla olivicoltura, da sempre, sono presenti diverse attività artigianali tra cui, particolarmente, si distinguono per tipicità quella dei "canistrari"; abili mani lavorano, raffinano ed intrecciano sapientemente tra loro giunchi, così detti "vinchi" (ramoscelli di ulivo) e canne sino a realizzare i tipici "canestri" (cesti) nelle diverse forme e grandezze. Assai diffusa era anche la lavorazione al "tombolo od a "macramè" particolari tecniche che si utilizzavano per impreziosire le lenzuola, o i tendaggi attraverso la realizzazione di merletti, o per realizzare centrini utili a decorare la mobilia delle abitazioni.Di tutte queste attività, sia pure con le tecniche parzialmente modificate dalla intervenuta tecnologia, se ne trovano ancora oggi diversi esempi nella ordinaria vita lavorativa di Castri.La principale attività lavorativa di Castri è costituita dal commercio, latu sensu. Si rileva, infatti, suo territorio comunale di Castri di Lecce la presenza tra medio-grande e piccola distribuzione di numerosi punti vendita al dettagli ed all'ingrosso di prodotti alimentari, per la casa e per l'edilizia. Sono poi presenti sul territorio comunale di Castri diversi punti vendita automobilistici, con al loro fianco svariate autofficine.Si registra, altresì, la presenza di tre frantoi che costituiscono il più scontato trait d'union con il passato. Andando, però oltre il semplice lavoro di un tempo, gli stessi oltre a produrre per privati, producono per sé ed esportano il prodotto finito di lavorazione in diverse regioni, italiane e non.Assai diffusa è anche la lavorazione della terra, tanto per la produzioni di ortaggi che di agrumi, effettuata oltre che a livello professionale, anche a livello amatoriale, ragion per la quale il paesaggio si presenta assai colorito nelle diverse tonalità dettate dalla coltivazione. Molto radicati nel stessuto lavorativo del paese sono le attività di impiantistica, sia a livello termoidraulico che a livello elettrico, sia le automazioni, sia le falegnamerie che realizzano pezzi d'arredamento in genere, oltre che i consueti infissi per le abitazioni, come ed esempio le protezioni solari. Da sempre presenti, poi, sono le ditte che svolgono attività edile, onnicomprensiva di tutte le diverse fasi per giungere all'immobile rifinito.





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